“Raptus di gelosia.” “Amore malato.” “Tragedia familiare.”

Le parole che usiamo per raccontare un femminicidio non sono mai neutre. Spostano l’attenzione e confondono le responsabilità, quando invece dovrebbero riportare i fatti in modo rispettoso e attendibile.

Abbiamo intervistato la giornalista Giulia Siviero per parlare di come il linguaggio costruisce, o distorce, la realtà che raccontiamo.

🎧 Ascolta “Parole che restano” il secondo episodio del podcast “Noi viviamo ancora” da domani, 19 settembre 2026, su tutte le piattaforme, oppure guardalo su YouTube!

“Noi viviamo ancora” è un podcast realizzato nell’ambito di Orphan of Femicide – Invisible Victim, un progetto selezionato da Con i Bambini e finanziato attraverso il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile.

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